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basic blackjack Ely's blog: marzo 2009

Ely's blog

DAI MIEI QUADERNI: ESTRATTI VAGHI MA SINCERI Foto esclusive ed esclusivamente scattate col cellulare.

domenica, marzo 29, 2009

Percorsi esistenziali



Chi mi ama non mi vuole correggere,
infondo si tratta solo di essere buoni o cattivi
a certe cose che dici non pensi neanche
e se sei nervoso è solo perchè vivi in città
percorsi esistenziali monza-milano
e se prendi il concorde arrivi prima di partire
soddisfatto d'esserti anticipato
psico-dramma, oppure psico-reato
poter migliorere peggiorando



Una Milano vuota e bagnata da una pioggia silente e purificatrice.
Una Milano senza nessuno per le strade, nessun passante. Una città deserta.
Un tratto a me famigliare, un edificio, quell'incrocio, quel bar.
Un tratto che racchiude speranza ed occhi sognanti. Se chiudo gli occhi riesco a sentire l'eco delle urla liberatorie, le risate e le note. Vedo i volti di chi era con me, vedo gli occhi pieni di gioia. Riascolto quelle stesse emozioni.
Una Milano che ha congelato quelle sensazioni, le mantiene nell'aria per fartele assaporare il giorno in cui casulamente ci ripasserai sopra. Sopra quel cielo.
Questa mattina ho rivisto quella parte di Milano.


Un cartello ci indica che la strada è sbagliata. Facciamo la rotonda e ci allontaniamo.


Il non scriverti mi riporta alla riservatezza. Non osservo da più tempo perchè quello che vedo non sei tu e comunque non mi gusta.
Non guardo, preferisco ascoltare.

mercoledì, marzo 25, 2009

Di getto, piangendo.

Sempre di getto,
riflessioni di altro genere e non coordinate


Ragazzo triste come me ah ah
che sogni sempre come me ah ah
non c'e' nessuno che ti aspetta mai perché non sanno come sei
Ragazzo triste sono uguale a te,
a volte piango e non so perché


Questo pomeriggio leggendo un'affermazione su Libero, ho subito associato il pensiero a questa canzone. Strano ma vero, non ha valenza negativa tutto ciò.
Sono semplici stati d'animo che si vivono e oggi il mio stato è calmo.

Un ricordo di "quei tre."
Li ricordo sul pullman che ci portava a Como, le chiacchierate sul lago in attesa del nostro turno e quel breve midley che ci fecero sentire.
In loro vedo la genuinità e la non contaminazione da ciò che li sta attorno. Occhi sani e sinceri. Ripeto, genuini.



Lascio il gruppo.
Un passo importante ma così difficile.
Era più di un gruppo era una famiglia. L'unico gruppo con la quale potevo spingermi sempre oltre presentandomi anche in pigiama alle prove.
Così mi salta alla mente questo passo fatto già altre volte: coi Quevida, i Miss joke e poi ora i Faondail.
Sono stati i gruppi con la quale sono cresciuta umanamente alla quale mi lega tuttora un forte feeling affettivo.
Pazzesco se ci penso. Ho sempre abbandonato i gruppi con la quale stavo umanamente bene.
Assurdo.
Autolesionismo? non credo.
Fatto sta che ora piango. Perchè so già che mi mancherà qualcosa di molto forte. Piango come già piansi coi Quevida e i miss joke. Ci si lascia sempre senza rancore e amarezza ma col vuoto nel cuore. Sono molto triste in questo momento. Ma so che domani starò meglio. Una scelta difficile per tutti.
Mi sento già cambiata. Un passo molto forte nella mia vita, io che cerco di non cambiare mai nulla. Io che piuttosto di cambiare qualcosa tengo nascosto e lascio tutto dentro. Io che ho sempre bisogno di punti fermi nella vita. Io che cerco un mondo famigliare. Sorrisi veri, abbracci veri, parole vere.
Una scossa. Forse sto scoppiando e necessito di cambiamenti e ridimensionamenti.
Da questa sera inizia una nuova vita e una nuova parte di me.

sabato, marzo 21, 2009

Avvolta nella carta velina.

Un ingranaggio che non funziona. Un ingranaggio troppo complesso che non riesco a capire. Mi piace l'idea di un ingranaggio. La mia testa a volte procede "ad ingranaggio". Dove non sempre tutto si incastra alla perfezione.








Una bella chiacchierata con una persona che ho scoperto essere molto umile, altruista e riservato. Conservo le sue parole sulla rigenerazione e la sua essenza in attesa di ascoltare curiosamente il suo primo album da solista.

Immersa nella lettura di "cent'anni di solitudine". Finalmente è arrivato il momento di leggerlo. Devi essere predisposto per certe letture, altrimenti finisci che si abbandonano dopo poche pagine.
Dicevamo, immersa nella lettura nella mia stanza in una serata in cui sei a casa e non hai pensieri. Poi arriva qualcosa che come al solito ti "distorge" la visione pura e limpida che hai deciso di intrapprendere.
Mi chiedo perchè? che senso abbiano poche parole. Se ne abbiano effettivamente o se sono parole random che partono dirette a chissa chi ma che comune arrivano a me. Parole che suscitano giorno dopo giorno sempre meno interesse perchè non si può vivere di sogni ne tanto meno di soli incubi.

sabato, marzo 14, 2009

I still love you


Era stato naturale e poi neanche difficilissimo
inserirmi in un contesto di rapporti e sentimenti ovvi
per il mio essere un adolescente.
Ma ora ho vent'anni
mi sembra una vita
son rimaste poche cose
e ho molti meno amici
qualcosa mi è nuovo
è la paura di essere solo
e il mio amore dov'è?
chi c'è al posto mio?
Siamo tutti più freddi di quanto crediamo
Siamo molto più insensibili di quanto pensiamo
Ci desideriamo, poi ci amiamo
Chissà perchè ad un tratto ci dividiamo
I still love you



Al mio estremismo: euforia estrema vs isolamento. Violenza vs Amore. Astrattismo vs concretismo. Quanto possono pesare i pensieri?
O come dice il resto di questa canzone:
Qualche volta i miei minuscoli problemi
possono essere state misere cazzate
ma per me erano gravi, ed ora è bello riderne.


Abbandonare il turbinio di fatti che mi avvolge. Fatti che sono effettivamente misere cazzate.
A te che mi scuoti e mi ripercuoti tutti i giorni con parole e discorsi graffianti portati dalla mia violenza e dalle mie provocazioni. Per la tua costante presenza, per le emozioni che mi regali per il tuo semplice modo di essere così genuino. Per l'amore che ci lega, I still love you.

sabato, marzo 07, 2009

dunque, fammi riflettere.


Una persona apatica dotata di un perfetto humour inglese e la capacità di guardare solamente ad un ipotetico prodotto commerciale vendibile e trovabile sugli scaffali di negozi, autogrill e supermercati.
Un'altra persona che pensa si al commercio ma con ancora un certo interesse nelle critiche e nel focalizzare ciò che si deve fare, dando utili consigli.
Poi, io.
Esco da quella sala con una quantità di interoggativi. Niente più musica intimistica?
niente più di personale nelle canzoni?
da parte gli arrangiamenti, si pensa solo ai testi? scrivere in modo tale che tutti ci si possano rispecchiare?
creiamo una massificazione dove tutti scrivono le stesse cose? Utilizziamo un linguaggio "intelligibile" per tutti? diventiamo i nuovi vasco Rossi e Tiziano ferro?
Parliamo di sole cuore amore pizza e mandolino e altri luoghi comuni?
Non ho idea da dove si inizi. Mantengo per buono un consiglio particolare che mi è stato suggerito ri-pensando al fatto che fossi davanti al capo di una ipotetica multinazionale e non a casa dell'Artigiano, purtroppo.

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