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Ely's blog

DAI MIEI QUADERNI: ESTRATTI VAGHI MA SINCERI Foto esclusive ed esclusivamente scattate col cellulare.

mercoledì, ottobre 28, 2009

La descrizione di un attimo

La descrizione di un attimo
le convinzioni che cambiano
e crolla la fortezza del mio debole per te

anche se non sei più sola perché sola non sai stare
e credi che dividersi la vita sia normale
ma la mia memoria scivola
mi ricordo limpida la trasmissione dei pensieri
la sensazione che in un attimo
qualunque cosa pensassimo poteva succedere
E poi cos'è successo
aspettami oppure dimenticami
ci rivediamo adesso
dopo quasi cinque anni

e come sempre sei la descrizione di un attimo per me
e come sempre sei un'emozione fortissima
e come sempre sei bellissima

Mi hanno detto dei tuoi viaggi
mi hanno detto che stai male
che sei diventata pazza
ma io so che sei normale
mi chiedi di partire adesso
perchè i numeri e il futuro non ti fanno preoccupare
vorrei poterti credere
sarebbe molto più facile
rincontrarci nei pensieri
distesi come se fossimo
sospesi ancora nell'attimo in cui poteva succedere



Quella notte,
sì quella notte
è solo Nostra.
E di nessun altro.

Alla settimana appena trascorsa all'isola in collina. Ai miei compagni di avventura che ri incontrerò ad Assisi. Alla musica nata e alle parole soffiate in faccia. Alla genialità e alla generosità. All'emozione. Al vino, grappa e quant'altro per aver allietato le nostre serate all'hasta hotel. Al tavolino spaccato. A simo per avermi insegnato e poi cantato "musa di nessuno" per il mio eppi bordei. A Salva per gli auguri pubblici. A chi si è interessato al mio progetto musicale.
Al vuoto di quella notte.


Sembrava quasi che il destino
giocasse con noi
per un mazzo di chiavi abbandonate su un tavolino
che ci ha voluto per un istante faccia a faccia
il giorno del tuo non compleanno.
Sembrava giocasse a mio favore
ma poi è arrivato il pareggio.
E la tua rivincità
è stata schiacciante.
Un atto di romanticismo
che tanto mi è mancato
sembrava tutto così assurdo.
La descrizione di un attimo.
restituiscimi ciò che mi appartiene
compreso il mio cuore
e poi vattene via.
Non posso sopportare la trasmormazione
del fuoco in cubetti di ghiaccio
.

Alla poesia e alla musica
a ciò che nasce
e a ciò che vive.

martedì, ottobre 20, 2009

Hai paura del buio?

Post nel post del giorno 25 ottobre

In fondo era un cerino posizionato nel mezzo di un corridoio. Faceva poca luce, forse perchè c'era già quella artificiale ad illuminare. Era sola, tremava. Voleva dirmi qualcosa. Forse indicava la direzione da seguire? Forse non voleva dirmi nulla. Ma qualcuno lì l'aveva messa. L'aveva messa per me.
Alla cosa più semplice, ma indubbiamente la più apprezzata.


"Vieni a farmi compagnia fiamma di carta, perditi
con me nel labirinto di un monolocale
a coltivare il miraggio di stare con i piedi per terra
sopra il pavimento di un quinto piano condominiale"


Serata particolare dal gusto ambiguo. Trovavo acidità in tutti i bicchieri di vino che ho bevuto. Solo al quarto ho constatato che forse non era un problema delle mie papille gustative. Fatto sta: devo capire. C'era tutto lì dentro. Amici vecchi amici nuovi, storie passate, parole, musica, poesia, sguardi, gesti, gelosia, ubriachezza, stupidità, caldo.
Eppure qualcosa di molto forte mancava.


"Hai paura del buio?
Secondo me tu hai paura del buio."

Ho associato nell'immediato l'album degli afterhours prima di cadere come un imbecille dal letto. Ma oramai le cadute insieme alle tapparelle rotte sono una costante delle mia vita.
Ho rispolverato il disco usurato dall'ascolto e ora è in macchina, ho voglia di ri- ascoltare.
Mi consolo osservando il paesaggio in movimento dal finestrino di una macchina mentre... io rimango immobile. Odio la staticità delle cose. Ed io mi sento un vulcano dentro. Ho molta voglia di fare e non riesco a stare ferma. Un parto lento che ha portato la reazione non dovuta. Non voluta. Mi meritavo un calcio in culo. Mi meritavo di volare dalla finestra, di essere sbattuta a calci. Mi meritavo di tornare a casa con l'occhio nero. Ma forse sto esagerando. Sì dai sto esagerando.
Difficile è cercare il senso. Cercare di far finta di niente. Non provare vergogna.



E se l'Olimpo fosse una magica creatura? Forse Dioniso vivrebbe a casa tua.
...ma questa è un'altra storia.

lunedì, ottobre 12, 2009

Bella, d' una sua bellezza acerba, bionda senza averne l' aria,
quasi triste, come i fiori e l' erba di scarpata ferroviaria,
il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere...

Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti io ti vorrei parlare...",
poi prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare:
non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via.


Una lacrima si perde in una vasca piena d'acqua tra cinguettiì di persone disattente e un flash che ti riapre gli occhi al febbraio appena trascorso. Le foglie che cadono a spirale sul parabrezza di una macchina ti portano a compiere un viaggio surreale: inizio a danzare insieme alle foglie tra due città, un'autostrada e un autogrill. Proprio questo è il regalo: una canzone nuova da scoprire e da assaporare mentre la mente viaggia con meta differente dal tuo corpo fermo sulla strada. Un giorno ti svegli e pensi che sia bianco. Il giorno dopo ti accorgi che è nero. Poi ti compare l'arcobaleno. E non sai più di che colore sei. Una certezza ce l'hai. Sai che qualcuno è riuscito a farti comprendere cosa voglia significare la parola Amore. Cosa voglia significare dare Amore. E tu? cosa hai capito?
sei così instabile. Sembri una foglia lì, sull'albero pronta a staccarsi e volare dove non sai neppure tu.
L'ineducazione ti porta ad essere aggressiva e maleducata a tua volta e capisci che è una giungla che è un gioco dove vince chi riesce a districarsi senza farsi male, senza farsi contaminare. E' un circolo chiuso fai in fretta ad entrare e fai in fretta ad uscire. Se desideri uscire, potresti non riuscirci mai. E piano piano mi allontano dal superfluo, dalla mancanza di sostanza, dalla teoria. Ricercando la concretezza.

martedì, ottobre 06, 2009

Quando volevi abbraciarmi e hai rovesciato il veleno

Hanno dovuto bendarmi perchè vedessi un pò meglio
Hanno dovuto drogarmi per farmi rimaner sveglio
Hanno dovuto legarmi perché godessi più in fretta
Mi han tolto pure le armi e mi hanno affittato una cuccia
Hanno dovuto pregarmi perché continuassi a bere
Hanno dovuto cullarmi per non farmi vomitare
Hanno dovuto sudare per prendermi le misure
Ora mi vestono loro ed io posso tornare a cucire

Ed è come se
Non avessi mai
Deciso niente



Stavo pensando come sia possibile associare una canzone ad una persona. Stavo pensando a come sia facile che la gente non si faccia i cazzi propri. Stavo pensando che non è impossibile bestemmiare perchè dopo 25 anni me ne è partita una. Stavo pensando a certa gente che ti mette alle strette psicologicamente portandoti all'esasperazione. E poi a quella maleducata, priva di tatto. Stavo pensando "al distruggere e riconquistare". Stavo pensando che vorrei cancellare questo blog e renderlo anonimo. Buttare solo pensieri. Stavo pensando che non ci saranno più foto qui. Stavo pensando che ho perso un'altra occasione ma che nello stesso giorno se ne è aperta un'altra sulla quale sto lavorando. Stavo pensando che sarò all'auditorium di videoItalia. Stavo pensando che non c'è tempo per fermarsi che bisogna lavorare e io necessito di un'entrata mensile. Cazzo. Stavo pensando che se non guadagno 500 euro al mese con la musica vado a lavorare da panorama. Mi piacciono i centri commerciali. Stavo pensando che non sto affatto migliorando la situazione, e' un loop o è un tetris?. Stavo pensando che ho trovato la persona che mi aiuterà nei miei pezzi. Stavo pensando che è quasi inverno, che non è cambiato niente, che non posso fuggire da me. Stavo pensando che è pericolosissimo. Stavo di nuovo pensando a come sia possibile associare una canzone ad una persona. Stavo pensando alla canzone che ho ascoltato ieri per la prima volta. A come io riesca ad associarciarmi a quella canzone.

mercoledì, settembre 30, 2009

Un'altra sera a casa a masticare noia e surgelati
La tv vomitava vacui colori, la luce dei pensieri è spenta
Programmerò il mio umore artificialmente e scriverò
un saggio su come perdere
tempo senza sprecare nemmeno un minuto.
Vieni a farmi compagnia fiamma di carta, perditi
con me nel labirinto di un monolocale
a coltivare il miraggio di stare con i piedi per terra
sopra il pavimento di un quinto piano condominiale



Alla fine era mezzanotte e doveva rimanere solo una canzone.
Erano quasi trascorse 24 ore la notte sarebbe scemata e avrebbe portato con se il ricordo del mare che incontra il cielo di notte. Quelle fughe che si fanno quando si vuole staccare dalla vita reale e si vuole stare soli alla ricerca di noi stessi. Non c'ero neppure io quella notte. Sono fughe che si fanno in solitaria. Ci si siede sulla riva e si guarda l'orizzonte ed è lì che la mente incomincia a lavorare. E' lì che puoi piangere da solo per un amore perduto che non potrai più avere. E' li che puoi ricordare quello che è stato senza farti male. E' lì che puoi finire tutte le lacrime. E' lì che puoi riflettere su quello che hai appena fatto. E' lì che puoi dare un senso. Oppure puoi guardare davanti e basta. Puoi non pensare, puoi non piangere.
Io non c'ero quella notte a guardare il mare. Ma è come se dalla distanza in un giorno qualsiasi avessimo capito entrambi.

venerdì, settembre 25, 2009

"La redenzione dell'amore è possibile solo attraverso l'abbandono totale."

Un solo vincitore. Paulo Choelo, Buona lettura.

...Mi sveglio nella notte. Faccio fatica ad orientarmi, non so se sono a casa di Sissi o nel mio letto. Una cosa è certa: Sofia non c'è quindi sono a casa. Apro gli occhi connetto lentamente e mi si ripresenta la situazione. Lunedì poteva cambiare un po' della mia vita. Potevo essere a Bologna. E lavorare. Farmi un'esperienza per 3 mesi. Fuori casa.
Invece mi ritrovo al solito posto: via dei bagliani, vicino al traliccio. Senza un lavoro, senza una certezza e senza te. Ironia delle sorte. Quello che doveva essere il mese della rigenerazione e della partenza si è verificato essere l'esatto opposto. Ma non c'è disperazione in queste parole. Sì può solo salire da dove sono adesso. E speriamo che l'ascensore funzioni perchè queste scale mi hanno rotto il cazzo.



















Vieni qua, vieni qua, che ti dovevo dire
tutte quelle cose che, non hai voluto sentire, soffrire, godere o finire.
Vieni qua, vieni qua, sempre la stessa storia
un equilibrio instabile, instabile, che crolla al vento di una nuova gloria, l’amore si odia.




"...mi fermo per un attimo e
mi rendo conto che
oggi è un giorno tutto da rifare
distruggere e riconquistare..."

domenica, settembre 20, 2009

Basta .AAh.

Post nel post
Prima di partire.

...silenzio. Stai zitta. Mi muovo subito nell'altra direzione e lavoro. Riparto da un'altra certezza e dal fatto che non si può più aspettare. I treni sono passati e li ho gurdati mentre si allontanavano restando immobile.



"Una rinuncia l'ho fatta. Niente trasmissione su sky per bimbi...Mi sento già più responsabile...un po' cogliona dato che era l'unica cosa certa."
Questo il messaggio che ho appena scritto ad un amico che ogni tanto mi scrolla con parole violente per responsabilizzarmi.



E ogni volta che non sono coerente
e ogni volta che non è importante
ogni volta che qualcuno si preoccupa per me
ogni volta che non c'è
proprio quanto Lo stavo cercando
ogni volta
E ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani


No, non sono impazzita. Lo so che alcuni si stupiranno nel leggere un testo di Vasco sul mio blog. Io, che l'ho sempre odiato. "odiato" tra virgolette ovviamente, non mi ha fatto mica niente di male! Io che odio le sue canzoni, il suo modo di fare, il suo modo di scrivere e di parlare alla gente. Ma si cambia. O per lo meno. Ci si può trovare anche del buono. Fatto sta. Avevo voglia di inserire questa parte di canzone.
Sono in partenza fino a giovedì sera sarò tra reggio, Bologna e Milano. Tutto scivola a ridosso del 26 nella speranza che arrivi presto per riprendere a suonare, per riprendere i miei progetti.
Di altro non voglio scrivere.
Spero che questi giorni mi possano servire per rigenerarmi. Perchè di cazzate ne ho fatte un puttanaio. Un puttanaio di parole dette, di gesti incomprensibili. Un puttanaio di paure.
Perchè io credo fortemente in ciò che ti ho scritto quella sera dopo essere venuta via da casa tua.





Una serata con 3/4 delle mini. Una delle cose più belle che possano succedere nella vita di una 25enne che sta giocando ad un tetris. E' come se avessi schiacciato il pulsante: Pausa. Esci dal gioco. Per qualche ora di rigenero e follia. Perchè ce n'è tanta tra noi. Una cosa l'abbiamo capita. Niente più inseguimenti.
Ieri dopo una pizza in via plana siamo andati a sentire alex torchio agli orti. E' stato bello rivederlo e rivivere l'esperienza passata. Poi un salto alla valfrè. Moderato. Tranquillo, non abbiamo bevuto nulla praticamente. Poi alle 2 la caschetto mi ha narcotizzato e mi ha convinta ad andare al mephisto a beccare due nostri amici metallozzi. "Noooo, nooo...non voglio venireeee". ma ero già in macchina. Sulla mia macchina diretta a lù. Tempo di arrivare e sentire il caldo del sahara (vista la situazione desertica) , in più i nostri amici metallozzi erano già scesi in città...ma soprattutto dopo la mia telefonata" brutti bastardi vi sgozzo il collo qui non ci volevo venire..." la nostra serata è finita al forte guercio. Perchè se loro mi han voluta portare a lu io ho scelto il guercio.
AhAh...e non vi dico le risate.

Una cosa abbiamo capito.
BASTA.

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